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Ghirri | no title

casa Penati, di Luigi Ghirri

È difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa diventino improvvisamente familiari, nostri. Sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi, una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi

Luigi Ghirri, Identikit

DaniloCaymmi

di Danilo Caymmi

Ci sono luoghi e luoghi. Quelli belli, quelli famosi o molto brutti in fin dei conti ci lasciano indifferenti. Al massimo interessano il nostro versante culturale, il più mediocre. I luoghi veri, quelli che ci generano, quelli che catturano la memoria, sono quelli che ci hanno visto fuori di noi stessi, che hanno ospitato il nostro eccesso, l’ammissione o il terrore dei nostri desideri, tutti quelli che furono il letto di un capovolgimento

Yasmina Reza Al di sopra delle cose

TimRobinson

di Tim Robinson

“Ci sono case molto, molto piene (di roba) e case piene di roba e poi ci sono case vuote e case molto, molto vuote e naturalmente un benestante, un signore, un protetto dalla storia e dalla società ä portato a pensare che le case vuote e quelle molto vuote siano le case dei poveri e dei molto poveri, di quelli che “non hanno”, ma si sbaglia, non è così. Le case dei poveri e dei molto poveri di solito sono così piccole, lo spazio è così corto, che la roba (il tavolo, le sedie, i mobiletti, le scatole, gli scatoloni, la bicicletta, la bambola) non ci sta mai, si accatasta, si ammucchia in ogni angolo, come i resti del fiume contro la curva; questa è la ragione per la quale la casa dei poveri ä comunque sempre affollata e ansiosa. Poi può darsi che i poveri, per questa loro molto faticosa condizione, siano presi da una paranoia speciale, da quella speciale paura di avere ancora meno, che li costringe, tutte le volte che possono, a comperare roba, purchè sia, per immagazzinarla, per sentirsela addosso ad ogni costo; questa è un’altra ragione per la quale le loro case sono strette e senza aria, diventano sempre più disastrose, come si vedeva molto bene anche in quel film intitolato “La classe operaia va in paradiso”. Mi pare.

Allora se è vero che le case vuote e quelle molto vuote non sono le case dei poveri e dei molto poveri, di chi sono le case vuote? Questo è molto difficile da decidere.

In generale uno potrebbe pensare, per esempio, che le case vuote siano semplicemente le case di quelli che aspettano di poterle riempire; ma anche questo pensiero risulta presto insostenibile, dato il fatto noto che le case dei giovani, voglio dire le case dei giovani signori o quasi, sono subito piene(prima ancora di esistere e di essere abitate) di tutti i segni, simboli,chiavi, chiavistelli, grimaldelli, cerniere, motorini vari, sussidiari o no, che servono a ben disporsi, dilatarsi e avere successo nella società civile, così si chiama.

Resta soltanto un terzo pensiero possibile. Quello che attribuisce le case vuote a gente tanto privilegiata, tanto padrona delle condizioni esterne e di sé , da poter essere (o sembrare) povera per autodecisione, cioè gente tanto privilegiata o fortunata o coraggiosa da poter autodecidere quando, quanto e come sottrarsi al generale festival della competizione al quale normalmente l’istinto della sopravvivenza spinge e costringe più o meno ogni persona normale.”

Ettore Sottsass Di chi sono le case vuote in C’est pas facile la vie

L’ignaro

“S’ illuse, recuperato/l’oggetto accuratamente perso/d’aver fatto un acquisto./Fu gioia d’un momento/E rimase/turbato./Quasi/come chi si sia a un tratto visto/spogliato di una rendita./(Lui, /ignaro che ogni ritrovamento/ -sempre- è una perdita)”

Giorgio Caproni

christine – by mieke verbijlen

“Heidegger dice che l’uomo esiste in quanto abita, ed è molto bello, perché dice che il modo di esistere dell’uomo si determina nell’abitare, nel dare forma allo spazio. Io faccio questa aggiunta: l’uomo abita in quanto è abitato.”

Silvano Petrosino, Capovolgimenti

di yoko takahashi

“La questione dell’abitare coinvolge la totalità dell’essere” Carl Gustav Jung

di Nicholas Haggard

«Abitare una camera che cos’é? Abitare un luogo vuol dire impossessarsi di quel luogo? A partire da quando un luogo diventa veramente vostro? Quando si mette in ammollo un paio di calzini in  un catino di plastica rosa? Quando si fanno riscaldare gli spaghetti su un camping-gas? Quando sono state utilizzate tutte le grucce spaiate del guardaroba? Quando si é fissata alla parete con  delle puntine una vecchia cartolina che raffigura il sogno di Sant’Orsola del Carpaccio? Quando vi si sono provati i tormenti dell’attesa, o le esaltazioni della passione, o i supplizi del mal di  denti ? Quando si sono appese alle finestre le tende di proprio gusto e tappezzati i muri, e levigati  i parquet ?»

George Perec Specie di Spazi

di Afra Bacci

by wabisabi-style.blogspot.se