Archivi per la categoria: fiori

cpham

di CPham

Darwin

si dice che per consolazione leggesse romanzi.

Ma aveva le sue esigenze:

dovevano essere a lieto fine.

Se gliene capitava uno differente,

lo gettava con furia nel fuoco.

Vero o no che sia –

sono propensa a crederci.

Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi

aveva visto così tante specie estinte,

tali trionfi dei forti sui più deboli,

così grandi sforzi di sopravvivenza,

prima o poi inani,

che almeno dalla finzione

e dalla sua microscala

aveva diritto di aspettarsi l’happy end.

E quindi per forza: un raggio che sbuca dalle nuvole,

gli amanti di nuovo insieme, i casati riconciliati,

i dubbi dissipati, la fedeltà premiata,

i beni recuperati, i tesori dissotterrati,

i vicini pentiti del loro accanimento,

la reputazione resa, la cupidigia smascherata,

le vecchie zitelle maritate con pastori dabbene,

gli intriganti deportati nell’altro emisfero,

i falsari di documenti scaraventati dalle scale,

i seduttori di vergini di gran corsa all’altare,

gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,

la boria umiliata, le ferite sanate,

il figliol prodigo invitato alla mensa,

il calice dell’amarezza vuotato in mare,

i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,

canto e musica per tutti,

e il cagnolino Fido,

smarrito già nel primo capitolo,

corra pure di nuovo per la casa

abbaiando gioioso.

Wislawa Szymborska, Consolazione

 

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Cristi Terzidou

di Cristi Terzidou

“Nè si poteva pretendere che capissero quale strana entità era una casa, specie se vuota; non soltanto un sistematico accumularsi di mattoni su mattoni, regolato nella costruzione da piombini e livelle, interrotto a tratti da porte e finestre; ma un’entità che viveva di vita propria, quasi che un soffio vivificatore fosse stato introdotto in quell’aria chiusa tra i mattoni, per restarvi sinchè le pareti che l’imprigionavano non cadessero, esponendola agli sguardi di tutti. Era una realtà segreta, una casa; di quella segretezza noncurante di spranghe e catenacci. Lady Slane provava la curiosa impressione comune a tutti coloro che per la prima volta si trovano soli in una casa destinata a diventare, forse, la loro dimora. Si affacciò alla finestra del primo piano; ma la sua mente saliva e scendeva le scale e faceva capolino nelle stanze, poichè già a quella prima visita la topografia della casa le era familiare; e questo fatto era di per sè un segno che lei e la casa sarebbero andate d’accordo. Desiderava solo fondersi con le cose che animavano una casa vuota;  anche se non avrebbe tessuto una sua tela come il ragno. No: si sarebbe contentata di muoversi nella brezza, di verdeggiare alla luce del sole. Altro non desiderava se non d’essere passiva, e subire la volontà di quelle cose esteriori.”

Vita Sackille West “Ogni passione spenta” Mondadori 1987

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