Archivio degli articoli con tag: ospitalità

Preikestolen

di Mara Celani

Farti sentire a casa è la missione del rifugio di montagna o ai margini di lande poco esplorate.
Fa buio, fa freddo, piove, è notte, sei stanco, hai fame: un luogo amico per sentirti, per una notte, per poche ore, per una settimana di tormenta, quasi come a casa. Una dimora temporanea da condividere con la famiglia degl’innamorati dell’avventura.
Le due antimeridiane in un rifugio nei pressi del Preikestolen, la roccia del pulpito, quella che si affaccia sul primo fiordo a nord di Oslo, offre ai suoi ospiti questo senso di semplice casa, circondato da un paesaggio in bilico tra il giorno e la notte.
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DaniloCaymmi

di Danilo Caymmi

Ci sono luoghi e luoghi. Quelli belli, quelli famosi o molto brutti in fin dei conti ci lasciano indifferenti. Al massimo interessano il nostro versante culturale, il più mediocre. I luoghi veri, quelli che ci generano, quelli che catturano la memoria, sono quelli che ci hanno visto fuori di noi stessi, che hanno ospitato il nostro eccesso, l’ammissione o il terrore dei nostri desideri, tutti quelli che furono il letto di un capovolgimento

Yasmina Reza Al di sopra delle cose

DouceFrance

di Gianni Caverni

“Per me non c’è nessun oggetto e nessuna fotografia che possa sostituire la presenza fisica di qualcuno che ti è caro. Gli unici posti in cui non possano essere smarriti o dimenticati sono la mente ed il cuore, e io li tengo lì.”

Douce France è un lavoro di 30 foto di Gianni Caverni che parte da una ricognizione sull’universo dei francofoni fiorentini. Gente di diverse estrazioni sociali, anche carcerati, persone con delle storie particolari anche difficili alle spalle e con un futuro ancora da inventare. Ma soprattutto francesi trapiantati a Firenze da anni, se non da generazioni, che ormai hanno acquisito una seconda patria, ma a quella d’origine restano sempre legati dai mille fili della lingua, della cultura, della memoria. (…) Queste fotografie non sono mai astratte, si sente dentro la vita che scorre, che magari rallenta per un attimo, ma che mai si rapprende. Perché probabilmente lo sguardo del fotografo non ha indugiato sulla nostalgia, ma ha cercato il presente e lo ha trovato. L’uso dello sfocato è controllato, non riguarda mai tutta la superficie dell’immagine,, non ha le caratteristiche della percezione indefinita della memoria. E’ utile a mettere in evidenza dei particolari, a oscurare ciò che è inessenziale, focalizzando il puctum laddove esattamente il fotografo ha deciso.  Ne viene fuori una Douce France che è piacere per l’attesa di un rincontro, forse di un ritorno, ma soprattutto di un pensiero che ritorna dolce come una canzone d’infanzia. Vi è anche molta bellezza in queste immagini e la bellezza è una categoria dello spirito che spesso è parente della verità. La lingua unisce persone con storie diverse, con vite magari opposte, ma dà un forte senso di unità e di comunità. La capacità analitica di Caverni va di pari passo alla sua capacità di raccontare per dettagli, per metonimie. Poi da questi particolari ha inizio un à rebour che ci riporta lentamente alla nostra realtà che ormai si è modificata da queste nuove conoscenze, da queste nuove quanto anonime amicizie, dalle vite degli altri. (Valerio Dehò)

Alessandro Scoppa

di Alessandro Scoppa

La casa che fonda il possesso, non è possesso nello stesso senso delle cose mobili che può raccogliere e custodire. Essa è posseduta perché è da sempre luogo di ospitalità per il suo proprietario. Il che ci rinvia alla sua interiorità essenziale e all’abitante che la abita prima di ogni abitante, all’accogliente per eccellenza, all’accogliente in sé — all’essere femminile.

Emmanuel Levinas