imageLa casa -il luogo più amato e stabile nella nostra vita, lo spazio in cu pensiamo di poterci rifugiare e in cui costruire frammenti sicuri della nostra esistenza, la memoria più resistente in una quotidianità fatta di continui cambiamenti- é probabilmente il fenomeno su cui si sta meno riflettendo in questo primo quarto di nuovo secolo. Eppure, non c’è notizia che attraversiamo e viviamo che manchi di confrontarsi con questa parola così semplice e naturale. La casa mancata e miraggio per milioni di richiedenti asilo e migranti; la casa come bene rifugio, desiderio di borghesi e non, in tutto il mondo; la casa come scena del delitto, del male celato, delle nevrosi domestiche accolte nell’infinita serie di villette sparse per le periferie metropolitane; la casa come luogo politico in cui il privato si fa collettivo trasformandosi in un progetto nuovo. La casa é oggi uno dei luoghi universali da cui ripensare noi stessi e il mondo che abitiamo: é diventata, di fatto, un reale laboratorio di comprensione e trasformazione del mondo.

Luca Molinari

dalla introduzione al testo ” Le case che siamo” nottetempo edizioni

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