Archivi per la categoria: sentisi a casa

rebecca sittler

di Rebecca Sittler

I mobili hanno l’aria di sognare, quasi fossero dotati di una vita sonnambolica, come i vegetali o i minerali. Le stoffe parlano una lingua muta come i fiori, come i cieli e i tramonti

Charles Baudelaire

Vivian Maier

di Vivian Maier

una casa essenzialmente finestra, per catturare la luce e i colori più belli del viaggio

da Abitare il viaggio di Ivana Elmo in “Case Proibite, fuga nel terzo paesaggio” edizioni di passaggio

CTriadou

di Christine Triadou

Per Charlotte il potere dei luoghi era tutto. Stava male in stanze brutte e l’arredo di una stanza poteva farla ammutolire. Tutti i suoi sogni riguardo al futuro erano ambientati in stanze vuote, mansarde piene di luce con vedute magnifiche, stanze con soltanto  un letto, una scrivania, una sedia

Margaret Forster “Lasciando il mondo fuori”

2.bp.blogspot.com

foto da 2.bp.blogspot.com

“E intanto quasi ogni giorno lui passava da casa tua, che se ne stava lì chusa in mezzo al paese, disabitata per quasi tutto l’anno dietro il cancello verde sulla via. Lui arrivava e ti metteva la posta sopra il tavolo, e d’inverno ogni tanto faceva partire il riscaldamento che riempiva le stanze di calore, e poi tornava il freddo quando lo spegneva. Faceva fare ginnastica alla casa perchè non le si bloccassero le articolazioni, per paura di vederla rimpicciolirsi giorno dopo giorno per l’artrosi, morire di solitudine e trascuratezza”
Andrea Bajani “Mi riconosci”

mokingbirds

Paula Mills, The Hiding Tree by mockingbirds

La casa è molto più di un luogo dove vivere. E’ l’arte dei passaggi, degli eventi della vita; dà alla vita orientamenti che producono un riflesso psicologico, fornisce una struttura che fa da sfondo a quei paesaggi e fa sì che essi siano ben altro che piatti eventi

R. Sardello Luoghi dell’anima

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droog design, Milano Design Week 2013

Immaginare anima il mondo e lo restituisce all’anima

James Hillmann, “L’anima del mondo e il pensiero del cuore”

cpham

di CPham

Darwin

si dice che per consolazione leggesse romanzi.

Ma aveva le sue esigenze:

dovevano essere a lieto fine.

Se gliene capitava uno differente,

lo gettava con furia nel fuoco.

Vero o no che sia –

sono propensa a crederci.

Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi

aveva visto così tante specie estinte,

tali trionfi dei forti sui più deboli,

così grandi sforzi di sopravvivenza,

prima o poi inani,

che almeno dalla finzione

e dalla sua microscala

aveva diritto di aspettarsi l’happy end.

E quindi per forza: un raggio che sbuca dalle nuvole,

gli amanti di nuovo insieme, i casati riconciliati,

i dubbi dissipati, la fedeltà premiata,

i beni recuperati, i tesori dissotterrati,

i vicini pentiti del loro accanimento,

la reputazione resa, la cupidigia smascherata,

le vecchie zitelle maritate con pastori dabbene,

gli intriganti deportati nell’altro emisfero,

i falsari di documenti scaraventati dalle scale,

i seduttori di vergini di gran corsa all’altare,

gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,

la boria umiliata, le ferite sanate,

il figliol prodigo invitato alla mensa,

il calice dell’amarezza vuotato in mare,

i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,

canto e musica per tutti,

e il cagnolino Fido,

smarrito già nel primo capitolo,

corra pure di nuovo per la casa

abbaiando gioioso.

Wislawa Szymborska, Consolazione

 

francescamoroso, viareggio

Viareggio, settembre 2012 di Francesca Amoroso

Clara

di Clara Mantica

Sogno di un’abitazione, casa bassa dalle alte

Finestre, dai tre gradini consumati, piatti e invertiti

Abitazione povera e segreta dall’aria di un’antica stampa

Che vive solamente in me, dove rientro a volte

A sedermi per dimenticare la giornata grigia e di pioggia

A. Lafon, Poèsies

clarissagallo

di Carissa Gallo

Florence Nightingale, fondatrice della moderna assistenza infermieristica nel suo “Note sulla Cura” dedica un intero capitolo al letto d’ospedale che deve essere basso, di ferro, scostato dal muro da entrambi i lati, e non lontano dalla finestra in modo che il malato possa vedere fuori. Un altro capitolo parla della luce, di quale sia l’esposizione migliore, e che si lasci entrare il sole. Scrive: «Una leggera cortina bianca al capezzale e alla finestra una stuoia verde che si possa calare a volontà sono più che sufficienti perché dove è il sole là è il pensiero