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INVISIBLE ARCHITECTURE | GENOVA 2013

Invisible Architecture Genova 2013 di Alessio Guarino

Il mio paese è là dove passano le nuvole più belle

J. Renard

Preikestolen

di Mara Celani

Farti sentire a casa è la missione del rifugio di montagna o ai margini di lande poco esplorate.
Fa buio, fa freddo, piove, è notte, sei stanco, hai fame: un luogo amico per sentirti, per una notte, per poche ore, per una settimana di tormenta, quasi come a casa. Una dimora temporanea da condividere con la famiglia degl’innamorati dell’avventura.
Le due antimeridiane in un rifugio nei pressi del Preikestolen, la roccia del pulpito, quella che si affaccia sul primo fiordo a nord di Oslo, offre ai suoi ospiti questo senso di semplice casa, circondato da un paesaggio in bilico tra il giorno e la notte.

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Felice destino, poter sedere nella stanza silenziosa della casa di famiglia, fra le tante cose tranquille, radicate, e fuori, nel giardino lieve di un verde luminoso, ascoltare le prime cinciallegre misurarsi nel canto, e in lontananza l’orologio del villaggio. Sedere e guardare una calda striscia di sole pomeridiano e sapere molte cose su fanciulle del passato e essere un poeta.

Rainer Maria Rilke “I quaderni di Malte L. Brigge

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di Mary Gaudin

La stanza esprime tutto l’incanto di ciò che è individuale e personale. Nessun altro potrebbe starci, nessun altro potrebbe abitarvi in modo così completo e totale, viverla, se non il suo stesso proprietario

Adolf Loos

Ghirri | no title

casa Penati, di Luigi Ghirri

È difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa diventino improvvisamente familiari, nostri. Sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi, una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi

Luigi Ghirri, Identikit

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“Room Portraits” di Menno Aden

Non c’é posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’é fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventi subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi. Siamo rimaste solo io e la cucina. mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in posto freddo, o caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina!

Banana Yoshimoto “Kitchen”

RosaBasurto

photo by Rosa Basurto

L’ uomo abita, e non semplicemente sta o vive, proprio perchè il suo “qui”, quello in cui come ogni esistente e vivente si trova situato, non è mai separabile dall’alterità di un “là” verso il quale la sua stessa esperienza con insistenza e urgenza lo apre: l’uomo abita in quanto fin dal principio abitato, l’uomo è un abitante abitato.

Silvano Petrosino “Elogio dell’uomo economico”, Lectio magistralis

blueskybutterflystudio

photo by Martin Koralczyk “Little House in the  Mirror”

Si può sostenere che diventare adulti significhi abbandonare il pensiero magico per il pensiero razionale, ma si può ugualmente sostenere che non occorre abbandonare nulla, che ciò che è vero su un dato piano mentale non lo è sull’altro, e che i piani bisogna abitarli tutti, dalla cantina al solaio

Emmanuel Carrére, Vite che non sono la mia

2.bp.blogspot.com

foto da 2.bp.blogspot.com

“E intanto quasi ogni giorno lui passava da casa tua, che se ne stava lì chusa in mezzo al paese, disabitata per quasi tutto l’anno dietro il cancello verde sulla via. Lui arrivava e ti metteva la posta sopra il tavolo, e d’inverno ogni tanto faceva partire il riscaldamento che riempiva le stanze di calore, e poi tornava il freddo quando lo spegneva. Faceva fare ginnastica alla casa perchè non le si bloccassero le articolazioni, per paura di vederla rimpicciolirsi giorno dopo giorno per l’artrosi, morire di solitudine e trascuratezza”
Andrea Bajani “Mi riconosci”

mokingbirds

Paula Mills, The Hiding Tree by mockingbirds

La casa è molto più di un luogo dove vivere. E’ l’arte dei passaggi, degli eventi della vita; dà alla vita orientamenti che producono un riflesso psicologico, fornisce una struttura che fa da sfondo a quei paesaggi e fa sì che essi siano ben altro che piatti eventi

R. Sardello Luoghi dell’anima