di Elisa Savi

Quando ho disegnato la scala della mia casa, ho immaginato una linea spezzata scura sospesa nel chiarore della stanza che mi avrebbe portato, alla fine della giornata, nel mondo di sopra. E salendola, avrei abbandonato, gradino dopo gradino, il mondo quotidiano, quello del lavoro, degli impegni e delle responsabilità, per approdare a quello del riposo, dell’abbandono e dell’intimità.

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